Debolezza vertebrale 
 
Il numero di problematiche riguardanti il rachide è oggi abbastanza ampio; probabilmente anche l'allungarsi della vita media contribuisce ad incombere in degenerazioni di tipo strutturale. Ebbene nel mondo del fitness (lombalgie, cervicalgie, ernie, protusioni discali, osteoporosi, discopatie...) sono diventate pane quotidiano per gli istruttori o meglio, lo dovrebbe essere. 
In tali situazioni, oltre che effettuare correzioni posturali, ci dobbiamo porre il problema che le strutture che compongono il rachide devono essere in qualche modo aiutate. 
Adesso se noi immaginiamo la cavità addominale come un grosso disco vertebrale, limitato anteriormente dal retto e trasverso addominale, lateralmente dagli obliqui, posteriormente dalla muscolatura paravertebrale lombare e dalla parte aponevrotica degli obliqui addominali, superiormente dal diaframma, ed inferiormente dal pavimento pelvico, questo potrebbe prestarsi al soccorso delle strutture rachidee. 
Ok, ma come alleniamo tutto questo senza incombere in movimenti dannosi per la situazione del paziente/cliente? 
Bene possiamo fare "addominali"," lombari", curare la respirazione diaframmatica, tutte cose che vanno bene se effettuate nella consapevolezza del problema, e quindi eliminando determinate situazioni in cui il problema è esacerbato. 
Per citare un esempio: un soggetto con ernia lombare, durante la flessione del tronco (movimento ampiamente ripetuto negli esercizi per l'addome) aumenta le pressioni del nucleo polposo verso il midollo, cosa che non aiuta... 
Allora a mio avviso possiamo uscire da tale problema in due modi: 
 
Uno è l'allenamento isometrico tramite l'ausilio di situazioni instabili, le quali ci permettono di creare delle isometrie globali nel tentativo di mantenere posizioni perturbanti. 
 
Esempio numero 1: 
 
 
 
Seduto su un cappello di prete con le gambe sollevate di per sé diventa un ottimo esercizio isometrico nel quale rafforziamo l'intera muscolatura del tronco. 
Vogliamo andare oltre, creiamo delle situazioni asimmetriche nel tentativo di incrementare le perturbazioni; per esempio da questa posizione facciamo eseguire delle alzate laterali, un braccio alla volta, così che oltre all'ulteriore controllo per il mantenimento della stabilità, gli obliqui si trovano ad effettuare un notevole lavoro per mantenere la posizione. 
 
Esempio numero 2: 
 
 
 
Identica cosa se alziamo un leggero carico anteriormente, (a carico della muscolatura lombare). 
Importante è il mantenimento del busto in posizione perpendicolare rispetto al terreno, altrimenti tutto si traduce in un gioco di equilibri, senza mettere in azione la muscolatura suddetta. 
 
Esempio numero 3: 
 
 
 
Oppure teniamo in isometria il cavo alto della poliercolina ( a carico del retto addominale) 
 
L'altro è l'eseguire classici esercizi in modo parziale evitanto la zona critica. 
 
 
 
Esempio: se eseguiamo questo tipo di esercizio per il retto addominale solo fino alla situazione simil stazione eretta (come nell'immagine), evitiamo la flessione del tronco, limitando sì l'efficacia dell'esercizio chiamato in causa, ma anche possibilità di recidive. 
 
A questo punto è necessario puntualizzare situazioni in cui l'esercizio isometrico del tronco è da evitare. 
Spesso in corso di patologie rachidee riscontriamo un ipertono della muscolatura paravertebrale la quale cerca senza successo di contrastare il problema strutturale. 
A mio avviso in tale situazione esercizi citati sopra portano ad una sovrastimolazione della zona, provocando aumento di fastidi di carattere muscolare, ma classificati sempre come back pain. 
In tale situazione preferibile, inizialmente, ridondare su metodologia di rilassamento muscolare, compreso stretching, e dare attenzione al sempre trascurato trasverso dell'addome che si merita una breve digressione. 
 
Il muscolo trasverso dell'addome si inserisce sulla superficie interna della 7a 12a cartilagine costale, sulla fascia lombosacrale, sul labbro interno della cresta iliaca e metà laterale del legamento inguinale,e si porta sulla linea alba. 
In sintesi è una fascia che avvolge in senso trasversale i visceri contribuendo notevolmente all'aumentare delle pressioni addominale e quindi ricongiungendosi al fattore "grande disco addominale". 
 
 
La particolarità di tale organo contrattile risiede nella difficoltà di attivazione volontaria, e quindi nell'ipotesi di lavoro specifico. 
 
Come è possibile ricavare dall'analisi anatomica, non esistono movimenti articolari volontari che comportino attivazione di questo, esiste però un modo abbastanza semplice per lavorarlo: 
Basta effettuare delle retrazioni dell'addome, come per far scomparire la pancia, e per chi non ne ha per farla rientrare, seguite da una contrazione volontaria dell'addome in toto. 
Questo ripetuto per una decina di ripetizioni, e per 3-4 serie comporta un aumento del suo tono. 
 
 
 
Dott. Margiacchi Giacomo